Per la maggioranza delle navi a GNL l’alimentazione elettrica da terra è un problema: nuovo studio mette in discussione il futuro della tecnologia GNL

COMUNICATO STAMPA 5.2.2026 – L’esito dello studio, realizzato da CE Delft per l’associazione tedesca NABU, conferma che il GNL non è una tecnologia di transizione, rischiando anzi di diventare un vicolo cieco per la protezione del clima nel settore dei trasporti marittimi.

Il GNL (gas naturale liquefatto) è spesso indicato come alternativa più rispettosa del clima rispetto all’olio combustibile pesante e al diesel marino. Al contempo, l’alimentazione a terra è una misura fondamentale per ridurre le emissioni di gas serra e inquinanti atmosferici nei porti e diventerà obbligatoria per molti tipi di navi nell’UE a partire dal 2030.

Tuttavia, un nuovo studio commissionato dall’associazione NABU – con cui Cittadini per l’aria collabora da tempo – all’istituto di ricerca CE Delft indica che queste due “soluzioni” possono confliggere tra di loro: infatti molte navi alimentate a GNL non sono tecnicamente in grado di spegnere i motori durante le soste senza rischiare problemi di emissioni o di sicurezza.

“I risultati mostrano chiaramente che il GNL non è una tecnologia di transizione praticabile per il trasporto marittimo. Molte navi a GNL potranno adempiere solo in maniera limitata all’obbligo di allaccio all’alimentazione da terra a causa del cosiddetto “boil-off gas” (anche detto “BOG”), che si produce inevitabilmente nei serbatoi del GNL e che va scaricato continuamente. Se, mentre è in porto, questo gas non viene utilizzato dai motori della nave, come accade durante la navigazione, può generare ulteriori emissioni di metano o problemi di sicurezza riconducibili all’aumento della pressione nei serbatoi. Non potendo dal 2030 i motori essere accesi durante la sosta in porto, le emissioni di BOG delle navi a GNL rischiano di compromettere le misure chiave per ridurre le emissioni climalteranti,” afferma Sönke Diesener, esperto di trasporti marittimi di NABU.

Il trasporto marittimo è responsabile di circa il 3% delle emissioni globali di gas serra e contribuisce in modo significativo all’inquinamento atmosferico. E il GNL – preso in considerazione come alternativa ai combustibili marini convenzionali, in particolare per le sue emissioni inquinanti inferiori – non è dal punto di vista climatico, una scelta senza criticità. “Il funzionamento delle navi a GNL rilascia, sia a causa delle fughe durante la produzione, il trasporto e l’utilizzo, sia dal boil-off gas come evidenzia questo studio, grandi quantità di metano, un gas che ha un impatto climatico a breve termine circa 85 volte superiore a quello della CO₂ e che, molti studi indicano non avere alcun vantaggio climatico rispetto ai combustibili convenzionali”, aggiunge Anna Gerometta, Presidente di Cittadini per l’aria.

Lo studio pubblicato oggi chiarisce che le caratteristiche tecniche delle navi e i requisiti normativi volti ad ottenere emissioni zero in porto non sono ancora adeguatamente confrontati e coordinati. Ne è un esempio il fatto che le navi a GNL devono ancora scaricare in modo sicuro il gas in eccesso anche quando sono collegate all’alimentazione elettrica a terra, senza poterlo però utilizzare efficacemente per la produzione di energia.

“La transizione energetica marittima necessita di soluzioni compatibili con la neutralità climatica a lungo termine. Gli investimenti nel GNL potrebbero bloccare le infrastrutture dei combustibili fossili per decenni e rallentare l’innovazione verso nuove soluzioni più pulite e climaticamente efficienti.”

“Al contempo, gli standard tecnici, le infrastrutture portuali e i requisiti normativi vanno allineati affinché la riduzione delle emissioni nei porti sia effettiva”, afferma Diesener.

Lo studio commissionato da NABU e condotto dall’istituto di ricerca CE Delft esamina le possibilità tecniche di utilizzo dell’energia elettrica da terra per le navi alimentate a GNL. Sono stati analizzati diversi tipi di navi e configurazioni di serbatoi. I risultati mostrano che la tecnologia GNL e i futuri requisiti per la sosta in porto a emissioni zero non sono ancora allineati. Im particolare i serbatoi a membrana e di tipo B con grandi volumi ed elevate quantità di gas di boil-off, installati principalmente sulle navi porta-container, pongono particolari sfide tecniche e operative. Dal 2010 ad oggi le navi a LNG sono aumentate annualmente dal 20 al 40% all’anno. In base alla ricerca di CE Delft a giugno 2025, a livello mondiale erano in servizio 1.401 navi in grado di navigare a GNL. Sebbene molte di queste siano navi metaniere, 191 sono navi portacontainer. Alla stessa data erano inoltre in ordine altre 336 navi portacontainer in grado di navigare a GNL.

Cittadini per l’aria è da tempo impegnata con NABU in una rete di associazioni europee, che operano nei paesi che si affacciano nel Mediterraneo, per ottenere che si riducano le emissioni inquinanti e climalteranti derivanti dalla navigazione. Al contempo ha creato la rete Facciamo respirare il Mediterraneo che in tanti porti italiani raccoglie associazioni, comitati e cittadini che si impegnano per rendere la loro città portuale respirabile.

Per info:

Sönke Diesener, Senior Shipping Advisor Tel. +49 (0)30-284984-1630, [email protected]

Raija Koch, Shipping Officer Tel. +49 (0)30-284984-1628, [email protected]

Anna Gerometta, +393383112343, [email protected]

 

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2026-02-05T10:22:32+00:00 febbraio 5th, 2026|Facciamo respirare il Mediterraneo, Inquinamento, News|