Scienza Partecipata 2020-02-18T12:38:18+00:00

La nostra storia è iniziata con la scienza partecipata. Nel settembre 2015, pochi mesi dopo la nostra costituzione, abbiamo partecipato ad un progetto di europeo iSpex che, attraverso l’attivazione dei cittadini, studiava i dati sulla qualità dell’aria misurata attraverso lo spessore ottico (un parametro legato alla quantità di radiazione estinta in atmosfera a causa della presenza di particolato atmosferico).
Ci accorgemmo che scienza e scienziati si stavano avvicinando a grandi passi ai cittadini. E che i cittadini, sempre più consapevoli, informati e interessati, si stavano avvicinando velocemente anch’essi all’idea di donare un po’ di tempo per scoprire – con metodi scientifici  – informazioni sul loro ambiente per aggiungerle a un set di dati scientifici.

Il primo esperimento ci ha consentito di comprendere che la scienza partecipata è una via per raccogliere e diffondere informazioni, creare interesse e consapevolezza su temi di primaria importanza sui quali i cittadini sono spesso ancora troppo poco informati.
Ma cos’è davvero la scienza partecipata? Il dizionario Oxford la definisce “partecipazione e coinvolgimento diretto nella raccolta e analisi di dati relativi al mondo naturale da parte di un pubblico, che prenda parte a un progetto in collaborazione con scienziati professionisti”.

Il rapporto fra la nostra associazione e la scienza partecipata è letteralmente esploso con lo scoppio del dieselgate”. Dalla consapevolezza della frode messa in atto dai costruttori di automobili riguardo alle reali emissioni di ossidi di azoto delle automobili, al lancio – nell’autunno del 2016 – del progetto NO2 NO Grazie, che da allora ha visto in Italia ormai migliaia di cittadini misurare il biossido di azoto nelle principali città, il passo è stato breve.

Un incontro fortunato perché, grazie a dispositivi a basso costo ma affidabili, tanti ricercatori che  ci hanno supportati (oltre a epidemiologi altrettanto generosi e straordinari) abbiamo costruito un progetto che funziona e che, ad oggi, ha contribuito non poco all’attivazione di ben due zone a traffico limitato in due delle più inquinate città italiane: Milano con Area B annunciata solo 15 giorni dopo la presentazione della nostra mappa dell’impatto sanitario dell’NO2 sulla città, e Roma con la ZTL sulla cerchia ferroviaria annunciata dalla Sindaca Raggi nel febbraio 2019.

Da poche settimane siamo diventati soci dell’ECSA, la European Citizens Science Association, che raggruppa i principali attori sul tema in Europa e che ha stilato sul tema un vero e proprio decalogo della scienza partecipata.
Da pochi mesi è anche nata in Europa una piattaforma, EU-Citizens.Science  che raccogliere i principali soggetti scientifici attivi in questo ambito.
L’associazione forse più rodata in questo ambito è la Citizen Science Association americana sul cui sito si trovano moltissimi documenti interessanti, come è interessante scoprire che negli USA, poco prima dell’era Trump,  è stato emanato una Crowdsourcing and Citizen Science Act of 2016 che, anche grazie al sito citizenscience.gov, si propone di sostenere questo metodo scientifico supportando i cittadini, le istituzioni scientifiche e le agenzie federali affinché possano “accelerare l’innovazione grazie alla partecipazione pubblica”.