Come eliminare i motori diesel “sporchi” dalle città

Analisi e proposte di Transport & Environment, a partire dalle esperienze di 11 grandi centri urbani europei

Vietare i motori diesel “sporchi” nelle città è urgente e importante per la qualità dell’aria che respiriamo. Allontanarli dai centri più frequentati, modificarli in modo da ridurne le emissioni, incentivare soluzioni alternative – pubbliche o private – a emissioni zero. Non sono obiettivi impossibili: ce lo ricorda Come eliminare i motori diesel “sporchi” dalle strade cittadine, il nuovo documento della rete per il trasporto sostenibile Transport & Environment (T&E), tradotto in italiano da Cittadini per l’Aria.

Il documento di T&E contiene: (1) un resoconto di quello che sappiamo, dopo oltre due anni dal Dieselgate, sulle emissioni reali dei diesel, soprattutto gli Euro 6, e sui loro effetti nocivi per la salute umana; (2) una ricognizione delle politiche contro i motori “sporchi” intraprese da 11 grandi città europee, coi loro punti forti e deboli; (3) sette proposte di azione concreta per tutti i livelli di governo, dall’Unione europea fino alle amministrazioni cittadine.

DIESEL E SALUTE – “Nella maggior parte delle principali città, oltre l’80% del totale degli ossidi di azoto (NOx) emessi dai trasporti proviene da veicoli con motore diesel”, si legge nel documento di T&E. “L’Agenzia Europea per l’Ambiente stima che il 7% dei cittadini dell’Ue viva in aree dove l’inquinamento da NO2 [biossidi di azoto] sta danneggiando gravemente la loro salute, causando 68.000 morti premature all’anno in tutta l’UE”.

La colpa è anche dei motori diesel Euro 6: in condizioni reali, su strada, meno di uno su dieci rispetta i limiti UE sulle emissioni. Gli altri nove producono ossidi di azoto in quantità smaccatamente superiori, dal doppio fino a 13 volte più del previsto. Il Dieselgate è scoppiato due anni e mezzo fa; ciò nonostante, gli Euro 6 godono ancora di deroghe alla circolazione.

EMISSIONI SENZA LIMITI – Il grafico qui sotto mostra le marche che vendono i modelli più inquinanti: tra queste, Renault, Fiat, Nissan, Opel, Hyundai. La riga nera sul fondo è il livello massimo di emissioni concesse per gli Euro 6, e l’altezza delle colonnine di fumo indica di quante volte, in media, ogni casa automobilistica sfora il limite.

CITTÀ IN PRIMA LINEA – Se le case automobilistiche si dimostrano inaffidabili e le autorità europee e nazionali tardano a intervenire, è l’amministrazione cittadina che deve avviare processi partecipati e offrire alternative valide a chi ha bisogno di spostarsi in città. Tra gli esempi citati da T&E ci sono Milano, che nel 2011 ha tenuto un referendum sull’Area C, e Londra, dove i cittadini sono stati consultati prima di introdurre tariffe di accesso e divieti di circolazione nel centro.

“La città di Berlino ha previsto una riduzione annuale del 20% dei limiti sulle emissioni inquinanti da NOx dopo l’entrata in vigore della LEZ. Si è stimato che l’Area C di Milano abbia permesso una riduzione del 19% di PM10 e del 10% degli ossidi di azoto NOx emessi nell’aria dai gas di scarico. Si prevede che ad un anno dalla sua introduzione, nel 2019, la ULEZ [zona a emissioni ultra-ridotte] di Londra permetterà una riduzione di NOx del 49% ed una diminuzione delle emissioni di particolato da gas di scarico del 48% all’interno della zona. […] Ci si attende inoltre che l’impatto della ULEZ di Londra riduca i livelli di inquinamento anche al di fuori della zona, riducendo i livelli delle emissioni di particolato dell’8% e degli NOx del 14%.”

PROPOSTE CONCRETE – Sono sette le raccomandazioni di T&E per migliorare la qualità dell’aria nelle città in modo efficace e risolvere il problema. Un aspetto importante è che i veicoli inquinanti non vanno semplicemente spostati fuori dalle zone più centrali o nelle città dell’Europa centrale e orientale, che importano auto e furgoni di seconda mano in grande quantità.

  1. Restrizioni alla circolazione per i veicoli sulla base delle emissioni reali su strada, in base ai dati già disponibili.
  2. Aggiornamenti e modifiche a carico delle case automobilistiche, per i veicoli che ancora superano i limiti. I produttori devono garantire che le modifiche al motore non alterino prestazioni e consumi.
  3. Immatricolazione di veicoli importati concessa solo a condizione che siano rispettati i limiti alle emissioni.
  4. Telecamere e sistemi automatizzati di controllo degli accessi nelle zone a basse emissioni.
  5. Misure di emergenza a disposizione delle città, da mettere in atto quando le concentrazioni giornaliere di inquinanti raggiungono livelli di elevata pericolosità.
  6. Investimenti nel trasporto pubblico, incentivi alla mobilità condivisa, piste ciclabili, infrastrutture e agevolazioni per i veicoli a emissioni zero.
  7. Armonizzazione delle politiche europee, nazionali e locali, rimuovendo le distorsioni legislative e fiscali che ancora favoriscono il mercato dei veicoli diesel.

Per saperne di più, ecco i link al documento originale in inglese scritto da Julia Poliscanova (Transport & Environment) e alla traduzione italiana di Beatrice Verga (Cittadini per l’Aria).

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2018-11-30T12:54:01+00:00 maggio 7th, 2018|Auto, Inquinamento, News|
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