Il Parlamento Europeo all’industria navale: “Chi inquina paga” 2020-09-25T15:57:31+00:00

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Nuove norme su monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni di CO2 generate dalle navi sono state adottate con le votazioni di ieri e oggi del Parlamento Europeo. La nuova formulazione del Regolamento MRV (UE 2015/757) rappresenta un importante passo avanti per rimanere in linea con gli obiettivi climatici europei. Con le sue ultime decisioni, Bruxelles ha stabilito che anche l’industria del trasporto marittimo viene inserita nel sistema di scambio delle quote di emissione (ETS), fissando allo stesso tempo un obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 del 40% entro il 2030. Le riduzioni dovranno avvenire in modo lineare di anno in anno dal 2022. Ove un’impresa non sia in grado di raggiungere i prescritti obiettivi di riduzione annuali, sarà tenuta a pagare una sanzione quantificata dalla Commissione Europea. Infine, l’applicazione del Regolamento MRV è stata estesa a tutti i gas climalteranti, compreso il metano (CH4), quello usato dalle compagnie che stanno scegliendo la propulsione a gas naturale liquido per le proprie navi. Tra gli altri obiettivi promossi con le modifiche del Regolamento c’è anche l’obiettivo zero emissioni entro il 2030 per le navi ormeggiate in porto. 

 

Le decisioni assunte dal Parlamento europeo – precedute da una lettera ai parlamentari europei italiani da parte di Cittadini per l’Aria insieme a tante associazioni e comitati attivi nelle città di porto come We Are Here Venice,  Comitato Tutela Ambientale Genova, Comitato Tutela Ambientale Genova CENTRO-OVEST, Savona Porto Elettrico, AmbienteVenezia, ComitatoNOGrandinavi, Associazione ambientalista Eugenio Rosmann, Associazione Italia Nostra onlus – Sezione di Ancona, Coordinamento Livorno Porto Pulito,  Forum Ambientalista – Civitavecchia, Save Your Globe APS e Comitato Vivibilità Cittadina – sono particolarmente significative perché giungono a pochi giorni dalla presentazione da parte dell’associazione tedesca NABU della classifica annuale che valuta l’impegno dell’industria delle crociere per il raggiungimento degli obiettivi climatici di Parigi. 

 

L’indagine quest’anno si è concentrata sulle singole compagnie di crociera e la loro strategia climatica fino al 2050. Purtroppo, emerge che nessuna realtà ha formulato un piano e che, quasi sempre, l’impegno dichiarato è puramente formale. Soltanto poche aziende, Ponant e AIDA, hanno iniziato a sviluppare alcune unità a basse emissioni utilizzate in progetti pilota.

 

NABU, tramite il suo esperto Daniel Rieger, evidenzia nel rapporto come l’attuale situazione del settore crocieristico, in pausa per la pandemia da Covid19, debba essere utilizzata per affrontare seriamente il tema ambientale legato a questa industria. Per l’associazione tedesca è cruciale ridare aria alle città di porto attraverso la fornitura di elettricità alle navi ormeggiate (che altrimenti continuano a consumare carburanti nocivi a brevissima distanza dalle abitazioni). Nabu propone anche un piano per l’industria delle crociere a zero emissioni entro il 2050 in tre fasi: i) l’abbandono entro il 2023 dell’utilizzo dell’olio pesante come combustibile per le navi; ii) lo sviluppo di una strategia climatica per ogni impresa; iii) l’uso per tutte le navi dell’energia elettrica da terra una volta in porto per mantenere attivi tutti i sistemi di bordo. Inoltre la tabella di marcia di NABU ipotizza che dal 2030 entrino in attività navi a zero emissioni e che tutti i nuovi edifici portuali rispondano ad uno standard a emissioni zero. 

 

La pressione sugli standard ambientali delle compagnie crocieristiche sta aumentando a livello mondiale. Da poche settimane si è costituita una rete globale di attivisti, Global cruise activist network,  che ha recentemente presentato alla stampa 10 richieste al fine di rendere sostenibile l’industria crocieristica

 

“Il voto del Parlamento Europeo è un passo importante verso la riduzione non solo delle emissioni climalteranti ma anche degli inquinanti atmosferici da parte delle navi in navigazione e nei porti italiani”. Così Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria, che conclude: “Secondo uno studio commissionato dalla Commissione europea dello scorso anno, la riduzione delle emissioni navali potrebbe salvare 500 vite ogni anno in italia. È ora che l’industria navale dia il suo contributo per salvaguardare l’ambiente.”