Il Biossido di Azoto NO2: il Problema 2020-01-19T11:07:25+00:00

IL BIOSSIDO DI AZOTO, NO2: IL PROBLEMA
Il biossido di azoto (NO2) è un gas prodotto durante i processi di combustione, dalla reazione tra azoto (N2) e ossigeno (O2) atmosferico, a formare monossido di azoto (NO) successivamente ossidato ad NO2. Gli ossidi di azoto, NO e NO2, sono chiamati anche NOx. L’NO2 è un gas fortemente irritante, capace di danneggiare le membrane cellulari e le proteine. A concentrazioni elevate, come quelle che si registrano a Milano e nell’area metropolitana durante tutto l’arco dell’anno, causa infiammazioni delle vie aeree (tosse, bronchiti, oppressione toracica e difficoltà di respirazione), e può portare al restringimento delle vie aeree polmonari, in particolare tra le persone con asma preesistente.

COSA DICE LA LEGGE
La concentrazione media annua di NO2 da non superarsi in base alle raccomandazioni dell’OMS e alle norme europee (Direttiva 2008/50/CE) è di 40 μg/m3. Tuttavia, lo studio HRAPIE dell’OMS sull’impatto sanitario dell’inquinamento atmosferico evidenzia l’esistenza di effetti dell’NO2 sulla nostra salute a partire da 20 µg/m3, quindi ben al di sotto del limite di legge che, viceversa, rappresenta solo un compromesso legislativo. Ma ancora più recentemente studi su ampie coorti di popolazione hanno evidenziato che, come per il particolato, anche per il biossido di azoto non si evidenzia una cd. “soglia di non effetto” ovvero un livello di concentrazione al di sotto del quale questo inquinante non è nocivo.

Vi sono poi limiti di legge orari per l’NO2. Le concentrazioni di biossido di azoto non dovrebbero infatti mai superare la concentrazione oraria di 200 µg/m3 più di 18 volte all’anno.

I NUMERI PARLANO CHIARO
Eppure a Milano, Roma e Napoli nel 2018, per esempio, la media registrata nelle principali centraline è stata rispettivamente di 59 μg/m3, 66 μg/m3  e 56 μg/m3. Ovvero, una media annua pari a circa 1 volta e mezza il limite di legge.
E spesso, soprattutto in inverno, in città come Milano, Roma o Napoli il limite – che è tuttavia un valore medio annuo – di 40 µg/m³ viene superato di oltre 4 volte, superando il limite orario.

I risultati delle precedenti campagne “NO2, NO grazie” hanno ulteriormente evidenziato il problema diffuso dell’ inquinamento da NO2 all’ interno dell’area urbana milanese a Roma e Brescia, dove si sono evidenziate diffuse concentrazioni ben oltre i limiti.

Un recente rapporto della Commissione Europea, l’Urban NO2 Atlas  (p. 10), chiarisce che i veicoli Euro 5 e 6 diesel, testati su strada con l’utilizzo di sistemi portatili (PEMS) hanno mostrato emissioni Nox che mediamente superano di 5 volte i loro rispettivi limiti di 180 e 80 mg/km (Degraeuwe and Weiss, 2017; Suarez-Bertoa et al., 2018) e che le emissioni di ossidi di azoto (Nox) dei diesel contribuiscono, per una quota che il JRC stima giungere a Roma al 4% del totale  e a Milano al 6% (cfr. cit. Urban Atlas NO2 p. 13), alla formazione delle concentrazioni di PM2.5 secondario. In questo senso, per esempio, i divieti di ingresso ai diesel nelle città contribuiscono altresì alla riduzione del particolato.

Come evidenzia il sistema che trovate nel sito EQUA della società di analisi indipendente Emissions Analytics, le emissioni delle auto devono essere valutate sulla base delle emissioni misurate su strada, spesso molto superiori a quelle indicate dal fabbricante ai fini del procedimento di omologazione.

UNA SITUAZIONE FUORI CONTROLLO
Eppure contrariamente a quello che è accaduto negli Stati Uniti dove chi ha violato le regole ha pagato, in Europa i governi non hanno monitorato la correttezza delle procedure di omologazione dei veicoli e non si stanno occupando di fare controlli dei veicoli in circolazione. E così le città soffocano.

La Commissione Europea ha promosso procedure di infrazione nei confronti di molti Stati per non aver, in pratica, monitorato adeguatamente la rispondenza delle emissioni NOx dei diesel ai limiti di legge in sede di omologazione dei veicoli. Ma ciò che più conta è il processo legislativo in corso a livello europeo di revisione del sistema di omologazione dei veicoli affinché divenga un sistema davvero affidabile ed indipendente come da noi richiesto. Di fatto, questa situazione comporta che le emissioni di NOx dei diesel sono – su strada – fuori controllo. E lo saranno per molti anni.

STOP AI DIESEL IN CITTA’
Ecco perchè 4 capitali mondiali hanno deciso di bandire i diesel entro il 2025.

La particolarità degli ossidi di azoto è anche quella di contribuire, in seguito a reattività atmosferica, alla formazione di particolato, nello specifico particolato fine PM2.5,  più pericoloso per la salute umana del PM10, perché in relazione alle dimensioni ridotte delle particelle è capace di penetrate in profondità attraverso il sistema respiratorio ed entrare in circolo nel sangue. Gli ossidi di azoto, contribuiscono altresì alla formazione dell’ozono, inquinante che raggiunge livelli molto elevati in primavera ed estate in molte aree d’Italia, ragione per la quale è importante giungere ad ottenere che i divieti riguardanti i diesel non siano più stagionali come è oggi in pianura padana ma, invece, permanenti.

IL DANNO
L’NO2 e il PM 2.5, ora citati, espongono la popolazione ad un danno certo.
All’esposizione ad alti livelli di NO2 e PM2,5 si riconducono danni gravi, anche irreversibili, in ogni fase dell’esistenza umana, dalla gravidanza, all’infanzia sino all’ultimo respiro della nostra vita. Si segnalano in particolare l’incremento dell’insorgenza di:

Tra gli effetti più preoccupanti, si evidenziano un ridotto peso alla nascita dei neonati e un ridotto sviluppo polmonare nei bambini e l’insorgenza di altre patologie come aterosclerosi, diabete di tipo 2. Le ultime ricerche hanno ormai accertato che l’NO2 può procurare un danno al sistema cognitivo di bambini e anziani (demenza precoce).  In particolare un recente studio fatto a Roma ha evidenziato come  ad ogni incremento di esposizione pari a 10 μg/m³ di NO2 durante la gravidanza e nella prima infanzia corrisponde una riduzione di 1,4 punti della capacità verbale e di comprensione dei bambini. Uno studio recente (prodotto dall’equipe di Jordi Sunyer – grande esperto mondiale su questo tema -nell’ambito del progetto Breathe) indica chiaramente che l’esposizione dei bambini alle polveri ultrafini determina una alterazione  dello sviluppo del loro cervello ed uno ancora più recente dello stesso ricercatore indica che anche l’aumento a breve termine dei livelli di questo inquinante determina una riduzione della capacità di attenzione dei bambini.

Stanno inoltre emergendo evidenze significative del collegamento tra inquinamento atmosferico e l’insorgenza dell’Alzheimer negli adulti e malattie psichiatriche nei bambini e negli adolescenti.

Immagini: Royal College of Physicians. Every breath we take: the lifelong impact of air pollution. Report of a working party. London: RCP, 2016.