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Azioni legali in difesa del diritto all’aria pulita
L’aria pulita è essenziale per la salute dell’uomo e per l’ambiente. La normativa europea prevede per questo che gli inquinanti nell’aria che respiriamo non possano superare certi limiti.
Nonostante i limiti in questione costituiscano già un compromesso rispetto alla miglior salvaguardia della salute umana e dell’ambiente, in numerosi paesi europei questi limiti sono violati.
Il cittadino può, in questi casi, esercitare il diritto ad ottenere piani dell’aria che consentano il rientro nei limiti nel tempo più breve possibile, per avere aria più pulita.
La Commissione Europea può, in tali ipotesi, chiedere la condanna degli Stati -alla cui cura è affidata l’aria- perché siano rispettati i limiti di legge nel tempo più breve possibile.
La tutela giurisdizionale è uno strumento prezioso ed efficace e, come associazione, ci proponiamo di utilizzarlo – come già stiamo facendo – in difesa della qualità dell’aria in Italia.
Qui trovate alcune delle pronunce/sentenze emesse dalla Corte di Giustizia Europea e da alcune Corti nazionali in materia.
Il problema
Nonostante anni di superamenti dei limiti di legge per gli inquinanti atmosferici e le ripetute condanne dell’Italia da parte della giustizia europea, la Regione Lombardia non ha adottato misure sufficientemente tempestive ed efficaci per tutelare la salute dei cittadini.
Per questo, nel settembre 2025 abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano, successivamente integrato nell’aprile 2026 con ulteriore documentazione, chiedendo di accertare eventuali responsabilità nella gestione dell’emergenza smog.
Cosa chiedevamo
L’esposto ricostruisce anni di ritardi e di misure ritenute inadeguate nei principali settori responsabili dell’inquinamento – traffico, riscaldamento domestico e agricoltura – chiedendo alla Procura di verificare se tali omissioni possano integrare profili di responsabilità penale a carico dei soggetti istituzionali competenti.
Perché era importante
La qualità dell’aria non è soltanto una questione ambientale, ma riguarda direttamente il diritto alla salute. Quando le istituzioni non adottano misure adeguate per ridurre un rischio noto e documentato, è fondamentale verificare se vi siano responsabilità giuridiche oltre che politiche.
L’impatto dell’azione
L’iniziativa ha aperto un fascicolo presso la Procura di Milano e ha portato all’attenzione pubblica il tema delle responsabilità istituzionali nella gestione dell’inquinamento atmosferico. Ha inoltre rafforzato il dibattito sul dovere delle amministrazioni di adottare interventi efficaci e tempestivi per garantire il diritto dei cittadini a respirare aria pulita. Il percorso non è ancora terminato, speriamo possa davvero contribuire a migliorare l’aria che respiriamo, grazie a politiche più ambiziose!
Il problema
Il Milano Monza Motor Show (MIMO) prevedeva eventi e attività promozionali legate al settore automobilistico nel centro di Milano e nell’Autodromo di Monza.
A nostro parere, l’iniziativa era in contrasto con gli obiettivi di riduzione del traffico e dell’inquinamento atmosferico dichiarati dalle istituzioni locali.
Cosa chiedevamo
Abbiamo contestato gli sconti accordati per la manifestazione in termini di tassa di occupazione di suolo pubblico per attività che apparivano estranee alle deroghe ammissibili e comunque contestando l’impatto ambientale dell’evento e la coerenza delle autorizzazioni con le politiche pubbliche sulla qualità dell’aria e la mobilità sostenibile.
Purtroppo nell’attesa di una risposta da parte della Corte dei Conti, MIMO ha visto una nuova edizione nel 2022, portandoci a presentare un nuovo esposto.
Perché era importante
Le politiche sulla qualità dell’aria richiedono coerenza tra gli obiettivi ambientali dichiarati e le iniziative sostenute dalle istituzioni pubbliche.
Promuovere eventi fortemente centrati sull’uso dell’automobile nelle aree urbane solleva questioni ambientali, sanitarie e simboliche.
L’impatto dell’azione
L’esposto ha contribuito ad aprire un dibattito pubblico sul rapporto tra eventi promozionali legati alla mobilità privata e obiettivi di sostenibilità urbana, qualità dell’aria e salute pubblica, attraverso una lettera aperta al Comune di Milano, scritta a più mani assieme ad altre associazioni impegnate a Milano, ottenendo tale risalto da voler continuare a portare avanti le istanze in comune attraverso la rete Città delle Persone, ancora oggi attivissima a Milano.
Il problema
Dal 2016, Cittadini per l’Aria ha più volte chiesto di essere ammessa quale membro del Tavolo Aria, l’organismo istituzionale dedicato alle politiche regionali sulla qualità dell’aria.
Regione Lombardia ha riscontrato la richiesta del 2020 con un sostanziale diniego cui è seguito un primo ricorso di Cittadini per l’Aria.
Regione Lombardia ha modificato i criteri di partecipazione al Tavolo Aria, introducendo criteri di ammissione restrittivi che avrebbero escluso alcune associazioni ambientaliste indipendenti, e sembravano scritte ad hoc per la nostra.
Cosa chiedevamo
Abbiamo contestato la decisione perché riteniamo che le associazioni della società civile debbano poter partecipare ai processi decisionali che riguardano salute, ambiente e qualità dell’aria.
Perché era importante
La partecipazione pubblica è un principio fondamentale delle politiche ambientali europee.
Escludere le associazioni significa limitare il confronto pubblico e la rappresentanza dei cittadini.
L’impatto dell’azione
Abbiamo vinto il ricorso! Il tribunale Amministrativo ha definito il criterio di esclusione adottato da Regione Lombardia una “scelta irragionevole”, in quanto – si legge nella sentenza – “restrittivo alla partecipazione al Tavolo Aria, non coerente rispetto alle finalità dallo stesso perseguite, oltreché violativo dei principi costituzionali di buon andamento dell’agire amministrativo”.
Il problema
MOVE-IN è il sistema regionale che consente ad alcuni veicoli soggetti a limitazioni ambientali di continuare a circolare entro un tetto massimo di chilometri.
Secondo noi, il sistema rischiava di ridurre l’efficacia delle misure antismog.
Cosa chiedevamo
Abbiamo contestato la legittimità del provvedimento chiedendo politiche più coerenti con gli obiettivi di riduzione dell’inquinamento atmosferico.
Perché era importante
Le limitazioni ai veicoli più inquinanti sono uno degli strumenti principali per migliorare la qualità dell’aria urbana.
Le deroghe – in particolare in ambito urbano laddove il trasporto pubblico locale è efficiente – rischiano di rallentare la riduzione delle emissioni e aumentare il traffico così rallentando altresì i mezzi pubblici di superficie.
L’impatto dell’azione
Il ricorso ha contribuito ad aprire un confronto pubblico sull’efficacia delle deroghe ambientali e sulla necessità di misure più incisive per la tutela della salute. Il Tribunale amministrativo regionale ha respinto il ricorso richiamando – in via principale- l’elevata discrezionalità di Regione in materia.
Il problema
Il Masterplan 2030 dell’aeroporto di Linate prevedeva interventi e sviluppi con potenziali impatti significativi su qualità dell’aria, rumore e salute pubblica.
Secondo la nostra visione, la valutazione ambientale del progetto presentava lacune importanti.
Cosa chiedevamo
Abbiamo impugnato il decreto di compatibilità ambientale del progetto contestando l’insufficiente valutazione degli impatti ambientali e sanitari.
Perché era importante
Le infrastrutture aeroportuali hanno effetti rilevanti sull’ambiente urbano e sulla salute delle persone che vivono nelle aree circostanti.
Le valutazioni ambientali devono essere complete, trasparenti e basate su dati scientifici adeguati.
L’impatto dell’azione
L’azione legale purtroppo non ha portato a esiti positivi e le nostre istanze sono state rigettate, però abbiamo potuto accendere l’attenzione sugli impatti ambientali del traffico aeroportuale e sulla necessità di integrare qualità dell’aria, rumore e salute anche nelle decisioni infrastrutturali.
Il problema
Dal nostro punto di vista, l’aggiornamento del Piano Regionale Aria approvato dalla Regione Lombardia nel 2018 non poteva ritenersi adeguato perché si basava sulle valutazioni ambientali del 2013 le cui previsioni non erano state – in concreto – raggiunte. In ogni caso, secondo Cittadini per l’Aria l’aggiornamento non prevedeva misure sufficientemente efficaci per affrontare l’inquinamento atmosferico cronico della regione.
Cosa chiedevamo
Abbiamo impugnato il nuovo PRIA chiedendo un piano più incisivo, coerente con gli obblighi europei sulla qualità dell’aria e con la tutela della salute pubblica e contestavamo anche l’esclusione della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) dall’aggiornamento del piano.
Perché era importante
La normativa europea impone che i superamenti dei limiti di inquinamento siano ridotti “nel più breve tempo possibile”. Secondo noi, le misure adottate non erano adeguate alla gravità della situazione lombarda.
L’impatto dell’azione
Il ricorso ha aperto un importante confronto pubblico sull’efficacia delle politiche regionali antismog e sulla responsabilità delle istituzioni nel proteggere la salute dei cittadini. Sia in primo che in secondo grado, le azioni proposte sono state respinte in via principale invocando l’elevata discrezionalità di Regione Lombardia in materia di contrasto all’inquinamento atmosferico e ritenendo che l’associazione non fosse stata in grado di indicare e provare quali fossero le carenze specifiche del piano.
Il problema
Secondo la nostra associazione, le centraline utilizzate per monitorare alcuni degli inquinanti più pericolosi erano collocate in maniera errata; ad esempio, a Milano le centraline erano prevalentemente all’interno di Area C, una zona a traffico limitato e meno esposta rispetto ad altre aree della città.
Questo rischiava di sottostimare l’esposizione reale dei cittadini all’inquinamento atmosferico.
Cosa chiedevamo
Abbiamo chiesto ad ARPA Lombardia e a Regione Lombardia di adeguare la rete di monitoraggio alle norme europee, installando centraline nelle aree con i livelli più elevati di inquinamento e disegnando la mappa degli ambiti in modo da evitare che l’inclusione – nel medesimo agglomerato – di zone meno inquinate insieme a zone più inquinate determinasse una sottostima delle esposizioni medie.
Perché era importante
I dati delle centraline sono la base per la corretta informazione dei cittadini e per individuare, scegliere e realizzare lle politiche pubbliche sulla qualità dell’aria.
Se il monitoraggio non rappresenta correttamente le aree più inquinate e i livelli di inquinamento cui è esposta la popolazione, il rischio è adottare misure insufficienti per proteggere la salute pubblica.
L’impatto dell’azione
Il ricorso ha portato all’attenzione pubblica il tema della qualità e trasparenza del monitoraggio dell’aria a Milano e ha contribuito al dibattito sulla necessità di centraline più rappresentative dell’esposizione reale dei cittadini. Nel corso del procedimento (2018) ARPA ha aggiunto un punto di monitoraggio fuori da Area C: possiamo considerarla una (piccola) vittoria, nonostante il TAR per la Lombardia abbia poi infine respinto l’azione promossa, non ritenendo sufficienti i rilievi mossi sulla rete in rapporto all’agglomerato di Milano (più ampio di quello della città capoluogo).
Il problema
Il Piano Regionale degli Interventi per la Qualità dell’Aria (PRIA), lo strumento con cui la Regione affronta l’inquinamento atmosferico, non veniva aggiornato dal 2013 nonostante la persistente emergenza sanitaria e ambientale.
Cosa chiedevamo
Abbiamo chiesto alla Regione Lombardia di aggiornare il Piano Aria introducendo misure più efficaci per ridurre l’inquinamento atmosferico.
Perché era importante
La Lombardia è una delle aree europee più colpite dall’inquinamento dell’aria.
Un piano regionale efficace è obbligatorio (attesi i livelli di inquinamento che si registrano) ed è fondamentale per ridurre l’esposizione dei cittadini a PM10, PM2.5, biossido di azoto, metalli, benzoapirene e agli altri inquinanti.
L’impatto dell’azione
La notifica del ricorso ha rappresentato l’impulso per l’avvio della procedura di aggiornamento del PRIA da parte della Regione Lombardia, nel 2018. Cittadini per l’Aria aveva in precedenza inviato una diffida in tal senso ma solo con l’avvio dell’iniziativa giurisdizionale è stato raggiunto il risultato.